venerdì 20 novembre 2009

In trasparenza: contributo alla discussione democratica


Come democratici riteniamo che parole e fatti debbano andare sempre – indissolubilmente – di pari passo e che la vita del partito, a partire dei suoi organismi, debba essere caratterizzata dal confronto e dal dialogo a partire da posizioni chiare, argomentate laicamente, e sempre accompagnate da proposte concrete.
Con questo approccio costruttivo intendiamo contribuire alla fase politica in corso che si apre con la prima assemblea regionale del partito.

1. IL FUTURO DEL PARTITO

Il partito come casa di vetro
Riteniamo fondamentale la realizzazione concreta di un partito aperto, trasparente, motore di formazione a diversi livelli, efficiente nella sua modalità di essere, attraverso il buon funzionamento degli organismi.
Un partito politico svolge appieno la sua funzione se le sue sedi sanno essere anche luoghi di confronto, discussione, formazione, di crescita culturale e civica.
Per questo occorre che il Pd investa energie e fondi per una scuola di formazione politica, avvalendosi anche dell'apporto di tutti gli ex amministratori disposti ad impegnarsi ancora per il futuro del nostro partito.
Questo permetterà di mantenere la conoscenza della politica trascorsa garantendo, altresì, una vigorosa iniezione di nuova linfa nel partito.
I circoli del Pd devono essere aperti alle associazioni. Le sedi devono avere un effettivo contatto con il territorio, dovrebbero restare aperte il più possibile e dovrebbero rappresentare un punto di aggregazione in cui varie realtà si incontrano liberamente, e non solo durante le iniziative pubbliche. A tal fine si propone di dare in comodato, gratuito con il rimborso delle spese vive, lo spazio fisico delle nostre sedi alle associazioni di volontariato, che si occupano di solidarietà, presenti nel territorio, ovviamente nei giorni e negli orari in cui gli spazi rimangono inutilizzati. In questo modo, e senza costi economici o di altro genere, otterremmo di dialogare finalmente con realtà che ci sono sconosciute, di interagire con esse e di farci conoscere, facendo capire che anche la nostra militanza è volontariato (sotto questo profilo, si propone l’istituzione di un Meeting annuale sulle buone prassi associative promosso dal partito stesso).

Per un’effettiva democrazia paritaria.
La democrazia non può definirsi tale se continua a escludere le donne o a lasciarle ai margini della vita pubblica e dai luoghi decisionali, privandosi del loro sguardo sul mondo.
Oltre che nella vita interna al partito, riteniamo essenziale che le norme che sanciscono la parità di genere debbano valere anche negli ambiti di rappresentanza istituzionale e nei consigli di amministrazione, cioè in tutti i luoghi dove si prendono decisioni fondamentali per la vita e l’economia del Paese.
Anche per segnare questa visione proponiamo l’Istituzione di un Comitato di Garanti tutto al femminile. Un comitato di garanzia tutto al femminile, definito su basi di merito, su figure autorevoli per la storia politica e per la pratica quotidiana fondata sulla promozione dei diritti civili in quanto ideali collettivi e quale propria modalità di vita, non integralista, chiuso o pregiudizialmente di parte.
Ciò consentirà al PD di utilizzare una prospettiva di genere e di dare corso e sostanza ai pilastri sui quali si dovrebbe fondare la vita democratica all’interno di un partito: meritocrazia, partecipazione e laicità.

2. PROPOSTE PER LA REGIONE DEL FUTURO

Ambiente, mobilità, territorio
La discussione congressuale ha evidenziato un importante convergenza di tutto il partito sulla centralità dell’ambiente come patrimonio collettivo e fattore qualificante delle politiche regionali relative all’energia, la mobilità, la gestione e tutela del territorio. Altrettanto condivisa è stata la necessità di orientare verso nuove tecnologie e attività produttive, sostenibili sul piano ambientale, le iniziative per favorire l’uscita dalla crisi.
È ora fondamentale che questi principi e queste idee trovino puntuale riscontro nel programma per il prossimo mandato amministrativo, con proposte chiare e coerenti che contribuiscano ad allargare significativamente l’area di consenso del partito anche verso ampi settori dell’elettorato particolarmente sensibili a questi temi. A questo scopo proponiamo:
- per quanto riguarda la mobilità, di dare priorità effettiva – anche mediante vincoli di bilancio - al trasporto pubblico su quello privato, al trasporto su ferro rispetto quello su gomma, alle infrastrutture ferroviarie su quelle stradali;
- per quanto riguarda l’energia, di rafforzare in maniera intensiva le politiche di incentivo e sviluppo delle fonti rinnovabili, e favorire sul territorio la ricerca scientifica ed industriale sulle tecnologie collegate; di dare seguito al “no al nucleare” favorendo la creazione di distretti di produzione di energie rinnovabili;
- per quanto riguarda i rifiuti, di definire obiettivi regionali vincolanti per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti basata su riduzione, riuso e riciclo, che puntino a minimizzare nel corso dei prossimi cinque anni la quota residua da trattare in discarica e negli inceneritori, portando la regione all’avanguardia nella gestione dei rifiuti sia urbani che industriali;
- per quanto riguarda la questione del consumo del territorio, di arrestare il processo di espansione degli insediamenti residenziali e produttivi, che sta erodendo il territorio rurale - patrimonio fondamentale per le vocazioni turistiche ed agroalimentari della regione - ed è la principale causa dell’aumento della richiesta di mobilità. Introdurre vincoli normativi all’utilizzo di nuovo territorio (green land) riorientando di conseguenza l’attività edilizia verso la riqualificazione e sostituzione del patrimonio esistente (con conseguenti benefici energetici e urbanistici) e il riuso di aree dismesse.

Lavoro/lavori
La Regione deve affrontare la crisi costruendo al contempo il proprio futuro, sia in termini di produttività delle proprie aziende che di equità. La produttività si raggiunge costruendo un ecosistema imprenditoriale fortemente innovativo e in cui gli investimenti pubblici aiutino a creare tale ecosistema: capitali di rischio e accesso al credito per le start-up, relazioni organiche e continuative tra università e imprese, spirito imprenditoriale diffuso tra i giovani, burocrazia ridotta all'osso, valorizzazione delle migliori aziende riconosciute come "simboli" regionali. Si deve garantire sostegno diretto alle aziende innanzitutto pagando i debiti che le istituzioni pubbliche hanno in essere con loro e poi allargando i cordoni delle garanzie bancarie. Sul lato del lavoro, la Regione deve impegnarsi a sopperire alle mancanze dello stato sugli ammortizzatori sociali per i lavoratori precari, rendendo un disoccupato proveniente da un contratto precario o da una piccola azienda uguale ad un disoccupato proveniente da un contratto a tempo indeterminato o una grande azienda.

Legalità
In un surreale dibattito sui mali della giustizia, imposto da una destra interessata a rendere intoccabile il proprio padrone, il PD e le amministrazioni di centro-sinistra devono riconoscere che la giustizia e la legalità sono una infrastruttura fondamentale di una democrazia liberale e che anche nella nostra regione ci sono delle criticità su questo versante. La Regione può, a legislazione vigente, intervenire in maniera chiara ed efficace istituendo una Commissione regionale contro le Mafie [che si ponga come obiettivo di individuare, denunciare pubblicamente e - collaborando con gli operatori pubblici (Polizia, Carabinieri, Magistratura, Prefetti, Sindaci) e privati (ad esempio, l'associazione Libera) a sostegno della legalità - abbattere la presenza delle Mafie nella nostra regione] e investendo risorse economiche e umane per aiutare concretamente i tribunali della regione ad abbattere i tempi dei processi a livelli di standard Europei.

Ricerca
La ricerca è un investimento di lungo periodo nelle risorse umane e sulla cultura di un territorio. Se il sistema di ricerca funziona si riescono ad attrarre fondi, intelligenze, aziende, e si riescono a costruire posti di lavoro ad altissima qualificazione, che sono gli unici oggi inattaccabili dalla competizione internazionale. La regione Emilia Romagna deve ambire ad entrare nella lega dei territori del mondo riconosciuti per la loro eccellenza in ambito di ricerca e che producono risultati, sia nelle proprie università che nelle proprie aziende, di alto livello. Per questo c'e' bisogno di un nuovo approccio, in cui la burocrazia nella concessione dei fondi alla ricerca sia abbattuta e la meritocrazia diventi il principale strumento di valutazione. Il meccanismo dei Grant con commissioni non governabili da logiche politiche e quindi internazionali, sembra essere oggi l'unica strada che garantisca questi obiettivi. Ogni ricercatore e ogni impresa devono poter presentare il proprio progetto di ricerca, in ogni momento dell'anno e non legate a call specifiche come nella logica dei bandi attuali, e devono ricevere una risposta in tempi ragionevoli sul suo finanziamento. I risultati ottenuti e l'età dei ricercatori devono poi essere i criteri principali per valutare i grant successivi, premiando quindi i ricercatori giovani che fanno buona ricerca.
Per sviluppare questi approcci si propone l’istituzione di un tavolo permanente della ricerca promosso dal Pd regionale che tenga aperto, in maniera costante, il dialogo tra i soggetti coinvolti in questa visione (enti di ricerca, università, istituzioni, sistema produttivo). e che guardi con attenzione alla ricerca pubblica, presente e di altissimo livello nella nostra regione, in quanto investire davvero nella conoscenza e nella ricerca vuol dire riconoscere il ruolo fondamentale della conoscenza come patrimonio di una comunità.

Laicità e diritti di tutti
Un partito come quello Democratico, che voglia rappresentare le forze progressiste del paese, non può non mobilitarsi – costantemente – per i diritti, e per i diritti di tutti. Per i diritti civili, per i diritti sociali, per i diritti di cittadinanza.
Con riferimento ai primi è tempo che il PD, con spirito laico, si batta con decisione per approvare una legge contro l’omofobia; per istituire, a partire dai Comuni, i registri per la dichiarazione relativa al proprio testamento biologico; per approvare un codice antidiscriminatorio su scala regionale, che contrasti ogni forma di discriminazione.

Multiutility
Dopo la stagione importante delle aziende municipalizzate e consortili la riforma, anche se parziale dei SPL e di segmenti sensibili come il Servizio Idrico Integrato (SII), i rifiuti, il Trasporto Pubblico locale (TPL) e l’intervento legislativo accompagnato da una forte pressione politica da parte della regione hanno dato vita ad alcune grandi Multiutility pubblico-private, quotate in Borsa, che gestiscono servizi di impatto quotidiano per la vita dei cittadini. Hera ed Enia sono soggetti economici, imprenditoriali, industriali rilevanti in questa Regione.
Il mercato come strumento di regolazione che realizza la migliore efficienza dimostra nel caso dei SPL tutta la sua inadeguatezza. Risalta invece il ruolo del pubblico come soggetto di programmazione, verifica e controllo. Questa dimensione non è stata adeguatamente curata e ne misuriamo oggi tutto il ritardo. La complessità nel raccordo tra obiettivi a breve e lungo termine, la miriade di Comuni soci, ciascuno privo delle professionalità e delle competenze necessarie, la debolezza organizzativa e politica dei nuovi soggetti collettivi messi in campo (ATO) e la solitudine in cui sono stati lasciati ad affrontare problemi emergenti, richiede che la Regione riprenda saldamente la direzione di un processo che ha ampi margini di miglioramento. Resta inoltre irrisolto, nell’attuale modello, un nodo politico rilevante: i comuni sono azionisti (detengono la proprietà) e, allo stesso tempo, attraverso l'assegnazione del servizio 'in house' (che l'Europa giustamente ci contesta), affidano il servizio pubblico alla società di cui sono proprietari (quindi a se stessi), senza gara d'appalto. Inoltre, come se ciò non bastasse, tramite ATO controllano (o dovrebbero farlo) l'operato delle multiutility (di cui sono proprietari).
Chi, come noi, si propone di affrontare il problema dei conflitti di interesse deve coerentemente porsi problema di mettere mano a questo intricato meccanismo che assegna a i comuni ruoli fra loro inconciliabili.

3. ECCELLENZA E INNOVAZIONE AI VERTICI DELLA NOSTRA REGIONE
Ci siamo presentati agli iscritti e agli elettori rivendicando la necessità di primarie per tutte le cariche elettive e del rispetto totale delle regole. In questo senso, lo statuto del PD dice chiaramente che non sono ammessi più di due mandati nella stessa carica amministrativa a meno di deroga concessa dall’Assemblea regionale. Ecco perché votare la deroga per il governatore Vasco Errani significa innanzitutto caricare questo gesto di alcuni significati profondi, che trovano la loro legittimazione nella concreta ricerca di una necessaria innovazione, sia in termini di metodi sia di contenuti.
Occorre porre al centro della nuova amministrazione programmi al passo con i tempi e una nuova squadra di governo che sappia cogliere le sensibilità emergenti, rompendo gli schemi di una politica che rischia, in alternativa, di divenire più distante dai reali bisogni dei cittadini e di non cogliere nuove sfide che si estendono sui prossimi decenni.
Per questo riteniamo che la nuova squadra di governo della Regione dovrebbe essere composta da persone con specifiche competenze politiche e professionali, che siano in grado di interpretare al meglio le sfide future che la nostra regione dovrà affrontare.
La competizione elettorale che ci aspetta sarà particolarmente difficile, anche per gli evidenti risvolti nazionali che il risultato comporterà. Dovremo fare attenzione alle alleanze che costruiremo, evitando accordi precostituiti tra le segreterie dei partiti ed in particolare accordi “preventivi” con forze come l'UDC.
Riteniamo coerenti e opportune le alleanze costruite sulla base di un programma condiviso e volto a realizzare precisi obiettivi che consentano alla nostra Regione di continuare ad essere un punto di riferimento per qualità della vita e coesione sociale.

Liana Avanzini
Francesca Bergamini
Valter Bezzi
Giuseppe Bizzi
Maria Luisa Cammarata
Paola Campana
Sandra Carli Ballolla
Thomas Casadei
Emanuele Ciotti
Rossella Eunini
Erika Ferranti
Nunzia Fina
Marina Flamigni
Luca Foresti
Federica Franceschini
Alga Franciosi
Carlo Gavanelli
Valentina Graziani
Francesca Marchetti
Monia Negusini
Alessandro Pilotti
Elisabetta detta Betty Rapetti
Lorenzo Romoli
Alessio Ronchi
Mara Roncuzzi
Sergio Salsedo
Ivan Scanavini
Paolo Serra
Salvatore Tesoriero
Marco Vicini
Angela Zagonara
Alberto Zanella
David Zanotti
Stefano Zona

Quando Pippo Civati presentò la Nostalgia del futuro in Feltrinelli a Modena


Riordinando il blog ci sono passate per le mani le foto del pomeriggio/sera del 30 settembre 2009 e il video della presentazione del libro Nostalgia del futuro di Pippo Civati a Modena in Feltrinelli.
Una vera chicca. Ci scusiamo per presentarla soltanto ora ma il congresso è stato un'avventura talmente concitata e entusiasmante che a volte abbiamo dovuto tralasciare di documentare momenti importanti.
Ora con più tempo questo è uno di quei video da gustare con calma.
Pippo Civati come sempre è fenomenale nello spiegare la politica con ironia, arguzia e leggerezza. Ovviamente il libro è bellissimo e lo consigliamo.
Presenta Ivan Scanavini.
Alle riprese Gianni Suzzi.
Scusate il ritardo e buona visione!

domenica 15 novembre 2009

Cari marinai riprendiamo il mare!

Cari marinai riprendiamo il mare!

Compagni di traversata

di Daniela Micheli



Come resistere a una richiesta di Ivan?
Dopo il mazzo che si è fatto in questi cento giorni di campagna sottomarina, è il minimo che a lui è dovuto.
Non so da che parte iniziare.
Solitamente i ringraziamenti si mettono alla fine, quando si esce di scena e gli applausi scrosciano, ma stasera inizio invece da lì, ringraziando tutti voi che avete condiviso un pezzo di strada con me, regalandomi sorrisi tra le incazzature quotidiane.
Oh, non aspettatevi dei francesismi, ciò che ho apprezzato di Marino in primis e in tutti voi per secondi ma non per ultimi, è stata proprio la vostra assoluta mancanza della ricerca di un lessico complicato e di una dialettica politika, le parole usate hanno rispecchiato la vostra semplicità e la vostra sincerità, genuini come il nostro lambrusco migliore.
Ricordi, Ivan, la sera che andammo a sentire le presentazioni delle tre mozioni a Sassuolo e io, alla fine, ti dissi di cancellarmi da ogni lista perché non sarei mai stata in grado di competere con sì tante alte parole?
Fu Gianni, il giorno dopo, a convincermi che non potevo mollare tutto lì, nonché Fiorella, che mi assicurò che la mozione Marino, quando sarebbe stato il mio turno, l’avrebbe presentata lei.
Non sembra, ma lei lo può confermare, che a me, a parlare davanti a una platea, mi sarebbe venuto sicuramente un attacco di dissenteria e si può presentare l’uomo nuovo del partito con una verde in faccia causa strizza?
No, non si può e Fiorella mi ha tolto le braci da sotto i piedi.
Vi ho mai scritto di quella sera?
Lei, compostamente seduta al tavolo dei relatori; naturalmente era l’ultima in scaletta, come da copione.
Prima di lei, per Bersani e Franceschini, persone che di presentazioni ne avevano fatte tante.
E si sentiva.
Fiorella, quella sera, aveva provocatoriamente indossato una maglia rosso fuoco e quando prese la parola (anche se non lo ammetterà mai, la conosco da quindici anni), le tremava un po’ la voce e, a ben guardare, anche le mani.
Però, man mano che proseguiva, prendeva vigore e il timore iniziale si scioglieva come neve al sole anche se fuori faceva ancora un caldo porco e le nostre colline erano ancora verdissime e non innevate.
Gli applausi a lei come agli altri, anzi, alle mie orecchie erano arrivati persino più calorosi, visto che per i predecessori io mi ero ben guardata dall’applaudirli.
Mica per niente, ma non erano i miei relatori, quei due, non parlavano del programma del mio uomo, quei due, perché spellarmi le mani, per quei due?
La mattina della ratifica al Palaconad di quanto era uscito dalle circoscrizioni comunali, ho sentito parlare per la prima volta Francesca e Maria Luisa e lì mi sono sentita, confesso, forse per la prima volta, facente parte di un gruppo, come non mi succedeva da… trent’anni o già di lì.
Insomma, quando ero una bambina anche io, come loro e sarà forse la voglia di risentirmi giovane, di fare parte di un qualche cosa che non è solamente un brontolare da dietro uno schermo o con gli amici del gruppo teatro, sarà che sentivo pulsare voglia di cambiamento, che mi sono trovata da Dio in mezzo a quei ragazzi, per la cui età, biologicamente, potrebbero essermi figli.
La settimana della maledetta fiera delle piastrelle mi ha impedito di essere presente all’incontro con Thomas e Pippo Civati che presentava il suo libro e ho un po’ rosicato, nel leggere Beppe che ne scriveva con entusiasmo.
E tra una riunione e l’altra, tra le cinquecento mail quotidiane di Suzzi e quelle di Beppe, quelle di Modena Per Marino, tra la serata che mi fa scoprire una Francesca non solo passionale in politica ma anche nel canto (il duetto con Daniele, nella performance di Caruso, un brivido) siamo arrivati a ieri.
Bellino il mio nome nella scheda azzurra, sotto quello di Juri, mi ha inorgoglita.
Dopo due telefonate a Ivan, ieri pomeriggio, sono anche riuscita a sapere dove mia madre avrebbe potuto esercitare il suo dovere civico di cittadina ancora iscritta alle liste elettorali, visto che quando se n’era parlato, in settimana, la vispa ottantina ha ribadito che lei è una comunista di quelle vecchio stampo e che doveva votare il nuovo segretario, o suo marito, mio padre, si sarebbe ribaltato nella tomba.
Spiegatole che se voleva bene a me, sua figlia, doveva mettere una crocretta sulla lista a destra, assicuratami che avesse preso gli occhiali, l’ho scaricata davanti al Circolo Fossetta, dove lei è, praticamente, di casa visto che ci va ogni giorno a giocare a bestia con il circolo pensionati comunisti e fancazzisti del rione.
Io sono andata ai seggi, non sapendo bene che dovevo fare; a Fiorano Modenese ci si conosce un po’ tutti quanti, soprattutto quelli della fascia d’età over 45 e il pomeriggio, tra una ricevuta e l’altra, è volato, fino alle venti precise quando sono state scaravoltati i cartoni contenti le schede elettorati, azzurre e rosa.
Bersani, Bersani, Bersani, Bersani, Bersani, Bersani, Franceschini, Bersani, Franceschini, Marino e via così, fino a quel 10,75% che, considerando lo zoccolo duro fioranese, non è un successo in senso lato ma lo è ugualmente.
Mentre con i ragazzi del seggio ci si sparava uno spaghetto alle vongole, mi chiedevo “E ora che faccio?”.
Me lo chiedo anche adesso, che farò.
Mille impegni in giro, cento promesse fatte e da mantenere.
Uno più, uno meno, non mi porterà poi via così tempo e mi dispiacerebbe perdere dei compagni di traversata come i tanti che ho conosciuto.
E torniamo a bomba e cioè ai ringraziamenti e concludo con un grazie collettivo a tutti quanti, non voglio fare il nome di nessuno perché rischio di dimenticarne qualcuno.
Il mio grazie a questi marinai che hanno guidato il sottomarino in un mare un po’ in burrasca ma che sono riusciti, con il loro entusiasmo e i loro sogni, a tener dritta la barra e portarci fino a qui.
Un po’ delusi, forse, ma sicuramente volenterosi di riprendere il mare e di navigare.
Perché l’avventura, forse, è solamente incominciata.
Grazie, compagni di traversata.
Daniela

martedì 20 ottobre 2009

Perché è importante andare a votare domenica e preferire la lista Ignazio Marino



Domenica 25 ottobre tutti i cittadini al di sopra dei 16 anni possono contribuire ad eleggere il segretario del Partito Democratico.
E' una grandissima opportunità per tutti noi di poter decidere realmente sulle scelte della politica italiana, uno dei momenti più alti di democrazia.
Riguardo alla scelta del candidato la mia preferenza andrà alla lista che fa riferimento ad Iganzio Marino, perché questo a questo partito ci tengo davvero,vi aderito fin dalla sua nascita, ed ho contribuito alla propria crescita in questi due anni.
Il Partito Democratico è un partito giovane e credo abbia bisogno di una guida forte e consapevole, ma anche moderna e fuori dagli schemi tradizionali della vecchia politica.
Per questo scegliendo Ignazio Marino non si preferisce un ex di qualcosa, ma una persona, un medico che da soli tre anni è rientrato in Italia dagli States (dove ha diretto il centro trapianti più importante del mondo) per portare la propria esperienza in Italia ed al servizio del nostro Paese.
Il PD come lo vogliamo noi deve saper dire dei SI e dei NO chiari, senza posizioni ambigue, che ci hanno portato a questo punto.
Per questo diciamo
NO al nucleare
NO alla lottizzazione nell'informazione
NO ai respingimenti in mare
NO alle amnistie fiscali
NO alla precarietà
Diciamo invece ..
SI ad un'informazione libera dalla politica
SI ad un consorzio europeo sull'energia solare
SI alla cittadinanza per chi nasce in Italia
SI ad un fisco più equo
SI ad un contratto unico, salario minimo orario e reddito di disoccupazione per tutti i lavoratori.
Ho tenuto per ultimo, ma non per importanza un tema che mi sta molto a cuore, ed è tutto quello che ruota attorno ai diritti civili,dignità della persona e laicità dello Stato e del partito.
Diciamo Si al testamento biologico visto che la Costituzione sancisce un diritto: nessuno può essere sottoposto a cure mediche contro la propria volontà. Per estendere questo diritto anche ai malati che hanno perso la capacità di intendere e di volere e di esprimersi, serve la possibilità di lasciare delle indicazioni scritte in precedenza. Il testamento biologico aiuta il medico e i familiari a fare rispettare le volontà della persona e la sua dignità.
Nella nostra provincia rappresento un'associazione che fa riferimento al Partito Democratico, si chiama 3D Democratici per pari Dignità e Diritti, ( di gay, lesbo, bisex e trans) e sento quasi ogni giorno, storie di violenza omofoba, dove vieni massacrato fisicamente e moralmente solo per il tuo orientamento sessuale.
Diciamo un NO deciso all'omofobia, anche se la legge è stata affossata da parte del governo, UDC e Binetti non sono tollerabili fenomeni di violenza e di attacchi personali a omosessuali, come quelli avvenuti anche recentemente.
Diciamo un SI deciso ad una legge sulle unioni civili, che sia tutt'altra cosa, rispetto a quella trattativa al ribasso sui di co, ma veri e propri matrimoni civili, con gli stessi diritti e doveri di quelli tradizionali, anche tra persone dello stesso sesso e di dare anche ai single la possibilità di adottare.
Questi sono solo alcuni motivi per i queli vi chiedo di recarvi al seggio domenica prossima e di preferire le liste che fanno riferimento ad Ignazio Marino!!

Ivan Scanavini
Capolista per l'assemblea regionale nel collegio Modena,Carpi, Campogalliano e Soliera lista Ignazio Marino e Thomas Casadei

lunedì 19 ottobre 2009

PERCHE' SCELGO “VIVI IL PD, CAMBIA L'ITALIA”.



La fase congressuale che stiamo vivendo non era certo iniziata sotto i migliori auspici. I sentimenti più diffusi all'inizio erano delusione e preoccupazione. Delusione per un partito nato con l'ambizione di rappresentare qualcosa di nuovo nella politica italiana, ma che non pareva (non pare) aver saputo andare oltre alla sommatoria, pur importante, della tradizione social-comunista (come si chiamava nel dopoguerra) con quella cattolico-democratica progressista. Una fusione per di più “a freddo”. Preoccupazione per i cali di consenso e per l'incapacità (impossibilità?) di organizzare attorno a sé l'opposizione, dopo l'onorevole sconfitta, ma pur sempre sconfitta, delle politiche 2008.
Nel percorso sin qui compiuto questi elementi non sono certamente venuti meno, ma sono ora accompagnati da aspetti positivi che fanno ben sperare nel futuro. Innanzitutto ci siamo trovati con candidati generosi che si sono impegnati a fondo in un campagna fatta di migliaia di chilometri macinati e di disponibilità all'incontro con i cittadini. Soprattutto, ovunque si siano recati, sono stati accolti da folle numerose di persone appassionate e desiderose di capire, di confrontarsi. Questo dimostra che ci sono milioni di italiani che vogliono essere cittadini e non si accontentano di essere consumatori (in una società che, per poi, più che farsi consumare consuma), che vogliono partecipare e impegnarsi per rendere il nostro Paese più libero e più giusto, e che vedono nel Partito Democratico il luogo politico dove mettere a frutto il loro impegno.
Per non sprecare queste richieste e questi entusiasmi, per ritornare ad essere al centro dell'iniziativa politica e culturale nel nostro paese la parola chiave è una più di altre: laicità. Laicità non intesa come uno dei due poli protagonisti di una guerra apocalittica, come alcuno vuole vederla. Laicità non è sinonimo di “ateismo di stato”, contro “l'oscurantismo clericale”. Laicità è prima di tutto un metodo di confronto e di decisione, che parte dal riconoscimento e dal rispetto delle posizioni diverse dalla propria, e che considera ogni persona come portatrice di una valore aggiunto, con l'unico dovere di metterlo al servizio del benessere collettivo, in quadro di regole condivise.
La mozione Vivi il PD cambia l'Italia per Ignazio Marino ha il pregio di mettere la laicità così intesa al centro della propria proposta, e per questo, pur non condividendone completamente tutte le tesi, ritrovandomi magari su alcuni temi più in sintonia con altre mozioni, ho deciso di sostenerla al Congresso e alle primarie.
Laicità, dunque. Laicità in tema di diritti civili, che non è materia da radical chic, da orchestra che suona mentre la nave affonda, ma ha a che fare con il fondamento stesso della convivenza civile. Il Partito Democratico deve avere una posizione chiara su temi quali unioni civili, testamento biologico, fecondazione assistita, lotta all'omofobia. Posizione che sia anche frutto di un compromesso avanzato, ma che non prescinda dal rispetto dell'autodeterminazione degli individui e da un'idea di società di eguali, senza detentori di verità ed aberranti più o meno tollerati.
Ma laicità anche nei rapporti economico sociali. Viviamo in un Paese dove sembra impossibile fare alcunché! Non appena si tenta di affrontare nodi grandi e piccoli di una società e di un'economia strutturalmente stagnante, si mette in moto una catena di reazioni tra interessi consolidati e rendite di posizione tale da rimbalzare sempre al punto di partenza. Ciò è nei grandi monopoli e oligopoli (a cominciare dall'assetto dei media, nodo da affrontare con “priorità uno”), nel sistema bloccato e viziato delle multiutilities, nelle professioni, nella sanità, nell'università. Ciò è inaccettabile. Il Partito Democratico deve rendersi protagonista di una grande battaglia volta a scardinare una questo stato di cose, a introdurre una ventata di libertà in economia (che è il contrario di liberismo mercatista) che cancelli rendite di posizione e dinastiche, quasi sacrali, distinzioni tra Privilegiati ed Esclusi.
Laicità infine anche nell'idea e nel modello di partito che vogliamo costruire. Il Partito Democratico deve essere un luogo di discussione e confronto permanente, che non si chiude in sé stesso, ma che è aperto a tutte le istanze che provengono dalla società che gli sono vicine ma non organiche, che sceglie i propri dirigenti e i propri candidati con la partecipazione e non con la cooptazione (quanti traumi, ma soprattutto quante occasioni di crescere e radicarsi con le primarie), che sa fare sintesi, ma alla fine sa anche decidere, sempre attraverso la partecipazione, senza per questo essere meno unito e compatto. A volte in questi mesi il nostro partito è sembrato vittima di divisioni settarie e anche un po' preconcette, che affondano la loro origine nella notte dei tempi politici, mentre noi vogliamo proiettarci nel futuro; il rischio concreto è quello di un mix esiziale tra correntismo democristiano e dicotomia “ortodossia / eresia” che in certe circostanze ha segnato la storia del P.C.I.
Per quanto le sfide siano ambiziose, il momento non propizio, il vento in direzione contraria possiamo affrontare il futuro con ottimismo. Questo congresso, così lungo e complicato, ci conferma nella convinzione di avere un partito, di essere un partito, forte e radicato, sostenuto da milioni di persone che credono che l'avvenire è nelle nostre mani e sta a noi costruirlo su basi di pace, solidarietà, libertà, uguaglianza e partecipazione.

Massimiliano Meschiari
avvocato e vice-sindaco di Castelnuovo R.

mercoledì 14 ottobre 2009

Le mie impressioni dalla Convenzione nazionale

di Maria Luisa Cammarata


Sveglia all'alba, ore 4 alle cinque parte il pulman per Roma dove ascolterò tutti insieme i tre candidati raccontare le mozioni. Ho questo onore ma anche l'onere, anche se così presto al mattino penso solo all'onere e a chi me lo ha fatto fare! A tre mesi dalla mia prima iscrizione al partito, mi trovo completamente coinvolta negli eventi, ogni giorno parlo con qualcuno della Mozione, costringo amici e conoscenti a farsi coinvolgere dal mio entusiasmo, cerco di superare due diffidenze: una per la politica in generale, la seconda per un candidato che non ha esperienza.
Eppure, più passa il tempo più mi sento galvanizzata, credo che ora più che mai occorra dare un contributo e se il mio deve essere passare una domenica in un albergo alienato di Roma, beh... eccomi qua!

In pulman sono l'unica che sostiene la mozione Marino, purtroppo Ivan è ancora in convalescenza. Mi pare di essere anche l'unica sotto i 40 anni, l'unica ad avere la tessera da poco tempo, l'unica che non ha mai partecipato ad un evento di questo tipo e l'unica che ha una gran voglia di parlare di persona con il "suo" candidato.
Cosa che puntualmente faccio appena scesa dal pulman: individuo Ignazio Marino, lo seguo, mi pare teso ma non voglio perdere questa occasione, così lo punto e gli vado incontro per dirgli: " se io oggi sono qui è merito suo, se sono qui è perchè credo in lei. Deve avere forza e tanto coraggio, ma non si senta solo perchè come me ce ne sono tanti". Lui mi sorride, un pò emozionato mi stringe forte le braccia e dice grazie.
Ecco, se cercavo un senso alla giornata a quel punto l'avevo trovato, mi è bastato vedere la sua sincerità per capire che ABBIAMO SCELTO IL MIGLIOR CANDIDATO. Ignazio Marino merita la mia fiducia.

Poi hanno cominciato a parlare, i giornali riportano alla lettera quello che abbiamo visto e sentito ieri: un Bersani molto pragmatico, lucido ma costruito, dove sta la passione? un Franceschini in piena ispirazione da comizio, che per un istante mi fa dire che è bravo, ma l'istante dopo mi ricorda tutte le contraddizioni (proprio lui parla del grave errore sullo scudo fiscale e forse si dimentica che è lui il segretario del partito!!) mi sveglio dall'incantesimo. e infine Marino, che spezza ogni regola: senza giacca e cravatta, parte emozionato, ma dopo 10 minuti si prende tutto lo spazio e comincia con il programma, senza slogan, con le cose concrete, con le idee, con la missione del partito. Neanche una sbavatura, forse troppe citazioni, ma tutto come mi aspetto che sia: coerente e puntuale.
Peccato che diverse persone abbiano preferito alzarsi e andare a mangiare ancora prima che lui cominciasse. E questo mi ha fatto sentire ancora una volta un moto di orgoglio: CHE MI SENTO DIVERSA! Ma dove sta il rispetto? Cosa mai avranno queste persone da condividere con me se non conoscono il senso della parola rispetto, dell'ascolto? Anche a me è capitata la stessa cosa nel mio circolo, appena finita la presentazione della mozione Bersani alcune persone sono andate via. Il PD, il PD che non vogliamo più, è fatto anche di persone che non ascoltano, non conoscono il senso della parola democrazia, non partecipano. si aspettano che altri decidano per loro.
Beh, io penso che Marino abbia voglia di costruire un partito in cui invece si milita, si ha un senso civico profondo dell'ascolto.
A proposito di senso civico, Marino ha detto a chiare lettere che non è pensabile candidare le stesse persone in Campania. l'unico!
Appena termina la sua presentazione mi sento felice.
E quando in pulman in viaggio di ritorno partono i commenti ascolto con attenzione: c'è una profonda spaccatura tra i sostenitori di Bersani e Franceschini, pare che non facciano parte della stessa organizzazione. Discutono, si aprono al confronto e questo è bello. Ma non discutono di idee, parlano di simpatie e antipatie e del passato. Fanno riferimento a correnti e correntoni, a quello che è successo due anni fa o anche dieci anni fa. Pare che non ci sia rimedio, stiamo commettendo sempre gli stessi errori...
Rimango in silenzio, che ho tanto da imparare, per esempio, non avevo notato che la mozione di Bersani è tanto cambiata da quando ci ha messo le mani Rosy Bindi, eppure adesso mi pare evidente.
Ma mentre ascolto elaboro e penso che queste persone sono davvero belle persone perchè vivono il partito, ma ancora non hanno capito come cambiarlo davvero. Manca il coraggio di dire che è ora di dare spazio al nuovo, non al giovane ma al rinnovamento. Non si rendono conto che gli errori sono stati commessi dalle stesse persone che sostengono.
E' così semplice dal mio punto di vista: dobbiamo costruire un partito rinnovato, che sia compatto dalla base fino alla dirigenza, in cui tutti si sentono coinvolti fino in fondo. Le eventuali carenze politiche dei dirigenti saranno compensate dalla coerenza, dalla forza, dalla stabilità della base. Tutti uniti.

Poi torno a casa, comincio a chiamare tutti per raccontare quello che mi è successo durante la giornata.
Sono convinta che nei prossimi 15 giorni abbiamo tanto lavoro da fare, non c'è tempo da perdere.
Non perdiamo tempo a commentare quello che si stanno dicendo in questo momento D'alema e Franceschini, guardiamo oltre, il pd ha bisogno di parlare di contenuti.